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Ci sono luoghi che non nascono semplicemente come case, ma come promesse attraversate dal tempo.

Villa Manolesso Ferro è uno di questi.

 

Le sue origini risalgono alla fine del Cinquecento, quando Angela Della Bella, erede di un’antica famiglia patrizia veneziana, portò con sé a Merlengo non solo una dimora, ma un’eredità di memoria, terra e futuro. Fu lei a riconoscere nel figlio Lazzaro Ferro il custode di quel mondo silenzioso, fatto di campi, luce e continuità.

Nel 1680, Lazzaro, patrizio della Serenissima, trasformò quella casa in una villa degna del suo destino. Ampliò gli spazi, ne scolpì l’identità, e lasciò inciso nella pietra un gesto d’amore e riconoscenza verso la madre: quella dimora, ricevuta per eredità, sarebbe vissuta per i suoi discendenti. Non era solo architettura, ma una dichiarazione di eternità.

Nei secoli, la villa ha attraversato il tramonto della Repubblica di Venezia, il passaggio di imperi, le trasformazioni della storia. Eppure è rimasta lì, immobile e viva allo stesso tempo, custodendo il suo stemma, le sue mura, il respiro delle generazioni che l’hanno abitata e protetta.

Oggi Villa Manolesso Ferro non è solo un edificio: è una presenza.

 

È la traccia concreta di un legame tra madre e figlio, tra passato e futuro, tra identità e luogo. Chi varca il suo ingresso non entra semplicemente in una villa, ma in una storia lunga quattro secoli, che continua, silenziosamente, a vivere.

Venezia, 1848.

Mentre la città insorge contro l'Austria, Isabella Manolesso Ferro fugge nella notte. Su un barchino rubato, con le lacrime agli occhi e la nebbia a coprirle le spalle, lascia il palazzo della sua famiglia: i suoi non perdoneranno mai che abbia osato amare un ufficiale austriaco, e hanno già deciso di spezzare quell'amore con ogni mezzo.

La laguna la conduce dove non avrebbe mai immaginato di approdare: Torcello, l'isola incantata. Qui Isabella incontrerà un draghetto pasticcione che sputa acqua invece di fuoco, un oste dal cuore grande e una vecchia maga che custodisce segreti più antichi del tempo. Per riconquistare il suo amato, dovrà sfidare un demone evocato dalla sua stessa famiglia, sul ponte che da quella notte si chiamerà il Ponte del Diavolo.

Ma l'isola, in fondo, la conosce già. Perché dietro la fiaba si nasconde una storia vera, lunga cinque secoli: quella della famiglia Ferro, dalla Venezia dei dogi fino alla loro villa tra i campi del Trevigiano. E forse Isabella non è arrivata a Torcello per caso.

Una fiaba gotica nata dall'autentica leggenda del Ponte del Diavolo: amore, magia e il richiamo del sangue, nella laguna di Venezia.

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